Mo è. Il tempo della scelta.
Segni che parlano. Parole che resistono.
In un tempo in cui la politica sembra lontana, abbiamo scelto di partire da vicino.
Dalle parole che ci portiamo dentro, quelle che ci hanno cresciuti nei vicoli, nei
mercati, nelle case dei nostri nonni.
“Lucerine mbocaciùcce – Testardi e visionari.”
“Dalle e dalle se chieghe pur ’u metalle – Foggia resistente.”
“Sape fa’, vol fa’ e vol fa fa’ – L’impegno è nei fatti.”
Questi detti popolari non sono folklore. Sono linguaggio vivo. Sono specchi sinceri.
Li abbiamo scelti perché raccontano ciò che spesso viene dimenticato: la dignità di
chi non si arrende, la forza del dubbio, la verità del fare, la tenacia collettiva che ogni
giorno modella un futuro diverso.
Con questi manifesti non vogliamo convincere, vogliamo ascoltare.
Non celebriamo e non giudichiamo.
Proviamo a riconoscere ciò che già c’è: una comunità che resiste, che discute, che
immagina. È da questo che può ripartire ogni cambiamento vero.
Dalla relazione. Dal linguaggio. Dal coraggio di nominarci per ciò che siamo, senza
maschere. Foggia e Lucera non sono “da salvare”.
Sono già in cammino.
A volte serve solo una parola giusta per tornare a crederci.
Questa non è una campagna elettorale.
È un invito a rimettere in circolo il senso di appartenenza.
A tornare a parlare con e non su le persone.
Perché la politica non è uno spettacolo: è lotta quotidiana, ascolto, è comunità.
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