È stato un fine settimana intenso a Roma, ma torno a Foggia con il cuore gonfio di gioia e gratitudine. Perché ho sentito di portare con me un pezzo della nostra città là dove sgorgava umanità. Quello che è accaduto, al netto della narrazione posticcia di una parte della stampa e della tv, è qualcosa di non previsto e non prevedibile.
Un milione di persone in piazza non sono solo numeri: sono un popolo. E chi finge di non vedere questa rivoluzione dell’anima ha chiuso la porta della coscienza e spalancato quella dell’odio. Essere attraversati da volti sorridenti, voci di speranza, canti di protesta in un moto di ordinaria umanità restituisce fiducia. Restituisce generosità, la certezza che il popolo è ancora vivo e non sottomesso agli algoritmi del potere e dell’odio. Di fronte al più grande massacro di civili della storia recente, c’è ancora una forza viva nell’Umanità capace di scardinare ogni trappola. Significa che siamo ancora capaci di sognare un mondo diverso: fatto di pace e non di armi, di popoli e non di eserciti, di vita e non di morte. Che non tutto è perduto — almeno qui e ora. Che insieme possiamo non solo cambiare la storia, ma scriverne un’altra.
L’ossessione neoliberista, che riduce l’ordine mondiale a una contesa tra blocchi per la ricchezza, sta schiacciando l’Europa, comprimendo diritti e minando la stessa sopravvivenza democratica. Pensavano di aver annientato ogni senso, ogni criterio, ogni forma di bene comune.
E invece le piazze tornano a pulsare di umanità. Una flotta di umanità come nessuno avrebbe mai osato immaginare. Ci raccontano da anni che non ha più senso impegnarsi:
che tanto non cambia nulla,
che la guerra è necessaria,
che i giovani non fanno niente,
che la democrazia è in pericolo.
Ma non sono riusciti a spegnere i sentimenti, né il battito dell’orgoglio di un popolo che vuole rinascere come comunità, libera e viva. Dobbiamo riconciliarci con le nostre coscienze, andare incontro alla vita, non alla morte. Per questo è giusto battersi per fermare il genocidio e lo sterminio del popolo palestinese. È giusto dire basta alla guerra, basta a un sistema economico che ci vuole schiavi e non umani.
Luigi de Magistris una volta mi disse:
“Se il popolo decide di fare il popolo, allora tutto è possibile.”
E oggi questo sta accadendo. È per questo che sento il dovere di stare da questa parte della storia. Perché la storia, prima o poi, ci darà ragione.
Avanti. Sempre.
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