Ho aspettato un po’ prima di scrivere questo messaggio.
Una parola semplice, forse la più semplice di tutte, ma che può essere un piccolo balsamo per chi ha sostenuto questa candidatura: grazie.
Sarebbe ingeneroso fare un elenco di nomi.
Resta invece indelebile il ricordo di mesi di incontri, sguardi, strette di mano, sorrisi, discussioni, difficoltà, stanchezza, tensione… e soprattutto la gioia di quelle sere in cui si tornava a casa sfiniti ma felici.
Resta la mancanza della famiglia, che ha sopportato e sostenuto questa mia ostinazione – testarda, sì – nel credere che cambiare è possibile.
Resta l’amarezza di un’impresa enorme che non è bastata a portarci in Regione, anche se non è dipeso da noi.
Anzi.
Quel noi è stata la vera alternativa in mezzo al solito scacchiere della politica che si compiace delle migliaia di voti, dimenticando la più grande emergenza democratica della storia repubblicana: l’astensionismo.
Il vuoto delle urne è già passato di moda, e la sbornia della vittoria sembra l’unica cosa che conti.
Un traguardo personale per dare continuità a una carriera.
Ma la politica continua a non capire.
Continua a non vedere la sofferenza che vive nella parte di sotto della società: chi stenta, chi non vota, chi non crede più.
È lì che guardiamo. È lì che stiamo. È per questo che lottiamo.
È la strada più difficile e più tortuosa:
scendere nei sottani della paura e della disillusione e provare a portare una speranza, a ricordare che la politica può – e deve – tornare ad essere un’arte nobile e difficile.
La nostra forza sta tutta qui:
nelle vite delle persone che non smettono di crederci, che si rialzano, che non chiedono favori e non delegano, che non amano le urla ma si rimboccano le maniche ogni giorno.
Siamo dentro un partito che oggi ha più chiara la direzione in cui traghettare questa energia immensa e il patrimonio di fiducia che abbiamo ricevuto in dono da quasi 2000 cittadine e cittadini.
Gente sana che non chiede, ma dà.
Che non finge, ma è.
Che non pretende, ma aiuta.
Che non si arrende, ma lotta.
Che non urla, ma ragiona.
Che non si piega, ma resiste.
Che va avanti, nonostante tutto.
Anche quando tutto intorno sembra crollare a pezzi.
E allora grazie, grazie, grazie per esserci stati e per esserci ancora.
Per avermi dato la possibilità di dimostrare che una parte – nemmeno troppo piccola – della Capitanata esiste e resiste.
Che questa terra sogna ancora e vive con coraggio.
Noi siamo questa roba qua.
Grazie a tutti e tutte per aver reso questi mesi la più grande e la più bella delle imprese fin qui fatte.
Grazie per esservi presi per mano e averla vissuta, questa campagna elettorale, e non subita.
Siamo carne viva che osa battersi e non si volta dall’altra parte.
Grazie perché mi spingete a continuare, a tenere accesa questa fiamma di passione e impegno.
Perché il nostro non è solo un atto politico: è un atto d’amore civile.
Semplicemente grazie.
Da qui si riparte.
Con più forza, più coraggio, più consapevolezza.
Perché siamo sempre di più.
Continuiamo insieme.
Teniamo unite le nostre lotte.
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